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Vaccini, green pass e infodemia

Aggiornamento: 5 nov 2021

Una riflessione sulla puntata di Falò (RSI) del 28 ottobre 2021

Nel corso del 2020, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) aveva annunciato un fenomeno che sarebbe stato tanto minaccioso quanto la diffusione dello stesso coronavirus 2 (SARS-CoV-2): l’«infodemia», responsabile di diffondere varie fake news attorno al famigerato virus (vedi link). Proponiamo qui di seguito una breve riflessione su questa situazione partendo dai nostri stessi media della SRG SSR.


Recentemente la RSI, nell’ambito della rubrica “Falò”, ha messo in onda una puntata dedicata al vaccino e al green pass (vedi link), presentandoci le opinioni di alcuni medici e le testimonianze di alcuni cittadini del nostro territorio. Ancora una volta abbiamo avuto modo di constatare la diffusione di messaggi manipolatori e propagandistici, che non riflettono affatto in modo trasparente e imparziale le varie opinioni degli esperti e le scelte delle persone disposte a vaccinarsi o meno. Nella trasmissione mancava soprattutto un dibattito scientifico attuale che mettesse a confronto le varie opinioni degli esperti. Tutti i medici intervistati erano infatti favorevoli alla vaccinazione, hanno minimizzato i possibili effetti collaterali e diffuso informazioni parzialmente scorrette, il che è estremamente grave, soprattutto quando si parla di vaccinare bambini e giovani. Così, il vaccino anti-Covid viene descritto dal pediatra intervistato come «una vaccinazione dello stesso tipo di tutte le altre vaccinazioni». Ricordiamo che si tratta di un vaccino approvato dall’OMS in procedura di emergenza (vedi link), che contiene sostanze mai utilizzate prima nell’essere umano, come la proteina Spike, che introduce una nuova tecnica (RNA) e di cui non sono ancora stati raccolti sufficienti dati farmacologici sugli effetti collaterali a lungo termine. Sono svariati i medici e scienziati che non condividono le opinioni espresse dagli esperti intervistati nella puntata di Falò in questione. Basti dare uno sguardo alle innumerevoli lettere aperte scritte da professionisti medici e legali in Europa e nel mondo (p. es: lettera medici svizzeri, lettera medici britannici, lettera pediatri italiani, lettera Children’s Health Defense).


Grande perplessità suscitano anche le conclusioni tratte dal conduttore del programma che, con il suo commento, travisa i dati raccolti sugli effetti avversi del vaccino. Al minuto 31:16 il conduttore chiede all’intervistato perché alcune persone hanno paura del vaccino Covid commentando che «il Covid uccide persone, mentre il vaccino non uccide nessuno.» Un’affermazione che ignora pienamente quanto emerge dal conteggio dei dati ufficiali confermati ad oggi, registrati nel database dell’Unione europea, sulle reazioni avverse ai vaccini anti-Covid: più di 28’000 decessi e oltre 2 milioni di effetti avversi (vedi link). In Svizzera la Swissmedic registra oltre 14 mila reazioni averse di cui 1838 (34%) considerate gravi: "In 133 casi gravi le persone sono decedute a differenti intervalli di tempo dalla vaccinazione. Nonostante un’associazione temporale con la vaccinazione, non vi sono in nessun caso indizi concreti che la causa del decesso sia stata la vaccinazione”, sottolinea Swissmedic (vedi link). Per quanto riguarda la Germania, l'Istituto Paul Ehrlich, nel suo rapporto n°15 sulla sicurezza dei vaccini, parla di 1.809 effetti collaterali dovuti alla vaccinazione nei bambini e negli adolescenti. Il 22,4% degli effetti collaterali erano gravi e 5 bambini sono morti dopo la vaccinazione. Miocarditi e pericarditi si verificano oltre 7 volte in più nei bambini dopo la vaccinazione Covid-19 rispetto ai bambini a cui non è stato somministrato tale vaccino (vedi link).*


Il programma Falò riporta quasi unicamente le testimonianze di persone vaccinate o di quelle scettiche “pentite” che, sebbene inizialmente contrarie alla vaccinazione, dopo svariati mesi hanno deciso di vaccinarsi, non vedendo altre soluzioni. Al contrario, le persone che hanno scelto di non vaccinarsi e le loro motivazioni sono state completamente sottorappresentate. In tal modo, si trasmette una visione unilaterale, insinuando che esista un’unica soluzione per uscire dalla situazione in cui ci troviamo da ormai quasi due anni e omettendo di citare le cure già esistenti sia per prevenire che per curare la malattia (vedi qui alcuni esempi sulle cure contro Covid-19).


Etica giornalistica: quarto potere o primo alleato?


La prassi giornalistica consiste nel trasmettere le voci favorevoli e contrarie e non dovrebbe mai sposare una causa, permettendo al lettore o telespettatore di formarsi una propria opinione. Allo stesso tempo dovrebbe fungere da «cane da guardia» delle autorità (Dr. Philipp Gut). Non per nulla si parla dei media come del «quarto potere» che, accanto ai poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, ha la funzione di vigilare sulla democrazia, garantendo la pluralità delle opinioni. Grazie alla legge Covid (articolo 14), i media ricevono dalla Confederazione maggiori sussidi durante il periodo epidemico. Sembrerebbe che questo abbia trasformato il nostro giornalismo in un ufficio stampa del governo, in un suo alleato, pronto a censurare qualsiasi opinione contraria alla narrativa ufficiale. Una situazione inaccettabile in uno Stato di diritto e che solleva seri dubbi sulla gestione della cosiddetta «infodemia» a cui la Svizzera ha aderito, come si evince dall’accordo concluso con l’OMS. Più che evitare la circolazione di fake news, sembrerebbe che i nostri media contribuiscano alla censura e alla perdita della libertà di espressione.


*A ciò si aggiunge il triste caso di un bambino di 12 anni di Cuxhaven (DE), deceduto dopo la seconda dose del vaccino Pfizer (notizia arrivata al termine di redazione di questo articolo, vedi link).

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