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Sì o No per milioni ai media -poco cambia, il “No free speech” è già un dato di fatto

Aggiornamento: 12 feb

Domenica 13 febbraio i cittadini svizzeri sono chiamati alle urne. Tra gli argomenti in votazione vi è quello dei pacchetti di finanziamento statali per i media .

Quello che vogliamo esprimere non è un giudizio su cosa sia meglio votare, piuttosto con questo scritto vogliamo proporre una riflessione sul ruolo che i media hanno avuto in questo periodo di pandemia e su come hanno adempiuto al loro dovere di fare informazione.

E' nostra opinione che la categoria giornalistica, che per etica professionale, dovrebbe difendere e divulgare un giornalismo neutro e trasparente, si sia dimostrata essere portavoce di un unico pensiero censurando qualsiasi altra forma di opinione indipendentemente dalla validità e veridicità della fonte.

Tutta la stampa a livello mondiale, non solo quella svizzera, ha sposato e difeso un'unica causa. Non ci soffermiamo sulle motivazioni che si nascondono dietro questa scelta, però tristemente, non possiamo fare a meno di constatare come i media, in questo tempo, abbiano divulgato una narrazione intorno alla pandemia, esclusivamente unilaterale dando spazio sempre e solo alle solite voci e denigrando e ridicolizzando le altre contrarie.

Questa modalità ha dichiaratamente espresso l'intenzione dei media di classificare e dividere l'informazione tra buona e vera da una parte e cattiva e fake dall'altra. Divisione che ha contribuito a scindere la società in due fronti a seconda dell'adesione ad uno o all'altro pensiero andando a fomentare sempre più sentimenti di rabbia e ostilità tra le persone.

In questa decandenza della libertà di stampa, troviamo dei media che non si sono esimati dall'affibiare epiteti come “no vax”, “no mask”, “no media” a chi si è fatto difensore e divulgatore di un'opinione diversa a quella da loro professata.

Dei media che promuovono un giornalismo sterile improntato unicamente sul voler screditare e accusare chi si esprime scettico sull'effettiva utilità delle restrizioni imposte o è titubante di fronte all'accettazione di una vaccinazione che è ancora in fase sperimentale.

Noi genitori e rappresentanti dell'associazione GenitorInformaTI siamo stati vittime di questa sistematica censura e più volte ci siamo visti rifiutare la pubblicazione di lettere in cui cercavamo di dare voce ai più giovani e indefesi della società, i nostri figli. I nostri intenti di richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla sofferenza che ha travolto tanti bambini e adolescenti a causa delle restrizioni, sono stati ripetutamente ignorati.

Questa posizione così dichiaratamente e spudoratamente di parte dei Media, ha contribuito a tener celato al pubblico, i reali disagi a cui sono stati sottoposti gli studenti svizzeri di tutte le età deresponsabilizzando le autorità delle scelte fatte e imposte come l'obbligo di utilizzare la mascherina per 7 ore consecutive a scuola.

La stessa censura fatta a noi è stata ben più applicata nei confronti di medici, esperti, opinionisti, scienziati a testimonianza che l'informazione libera non esiste più.

I diversi programmi e talkshow televisivi non hanno mai dimostrato di voler offrire un dibattito equo tra gli esponenti dei diversi pensieri al fine di lasciare la libera scelta all'ascoltatore.

Accanto a chi è ipnotizzato da questo giornalismo insignificante e mediocre e crede a qualsiasi cosa gli venga propinato in maniera ossessiva e ripetitiva, troviamo una rappresentanza sempre più numerosa di gente che oltre a non credere più a quello che gli viene martellantemente detto ha perso la fiducia in chi ha ancora il coraggio, o meglio la faccia tosta, di dichiararsi giornalista.

Purtroppo qualsiasi risultato porti la votazione del 13 febbraio, non ci libereremo da questa triste realtà di finta imparzialità mediatica. Ma le persone in veste di cittadini e contribuenti anche se azzittiti, screditati e ghettizzati, non smetteranno di vigilare su questa classe giornalistica che ha dimenticato cosa vuol dire libertà di stampa, di opinione, di parola e come disse Winston Churchil:” il trattamento delle minoranze è il termometro clinico sul corpo della democrazia e misura il suo stato di salute”.

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