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Libertà di opinione - quo vadis?


CENSURA – CENSURA – CENSURA

In occasione del primo anniversario della pandemia, una mamma ha dato libero sfogo al suo cuore tracciando un bilancio dello scorso anno. Ne abbiamo chiesto la pubblicazione a tutti i quotidiani ticinesi ma non ve n’è uno che abbia accettato. Giudicate voi se questo è un testo da censurare.



È trascorso un anno da quella data indelebile nella memoria di tutti noi, quando con la chiusura delle scuole tutto si è fermato e tutti noi, adulti, bambini, anziani, siamo stati catapultati a vivere in una realtà irreale fatta di disinfettanti, mascherine, distanziamento sociale, smart working, chiusure delle attività commerciali, sospensione del lavoro.

Come è consuetudine fare alla fine di un anno, quando si fa il bilancio di quello che è stato e si

fanno progetti per quello che sarà, anche noi membri dell’associazione GenitorInformaTI, ci siamo fermati a riflettere e a valutare i danni e i benefici derivanti dalle scelte fatte in questo anno. La nostra vuole essere una semplice analisi dei fatti che hanno caratterizzato questo periodo e soprattutto un’analisi delle percezioni che l’individuo ha vissuto. Si sa che le percezioni

costruiscono la nostra realtà quotidiana e la percezione di questo tempo è stata soprattutto

dominata dal senso di paura e di incertezza.

La paura ha fatto perdere all’essere umano ogni capacità di saper discernere e valutare gli eventi che l’hanno travolto.

La paura, protagonista indiscutibile di questo tempo, ha creato quei condizionamenti mentali che

hanno portato l’uomo a delegare la responsabilità della propria vita all’esterno di sé stesso. Non si è più in grado di valutare il bene giusto per sé stessi e si rimane in trepida attesa delle direttive che ci spiegano come dobbiamo comportarci.

La paura ha manovrato le nostre scelte e azioni portandoci ad accettare restrizioni e privazioni che diversamente non avremmo mai accettato.

Abbiamo accettato la chiusura delle scuole e tutte le difficoltà di gestione familiare e lavorativa che ne sono conseguite.

Abbiamo accettato di privare i nostri figli di tutte quelle attività che si diceva essere fondamentali per il loro sviluppo psico-fisico.

Abbiamo accettato di uscire solo per necessità e non per piacere.

Abbiamo accettato di non abbracciarci e di non incontrarci.

Abbiamo accettato di lasciare soli gli anziani nel momento più difficile della loro vita.

Abbiamo accettato di insegnare ai nostri figli come si disinfettano le mani anziché come utilizzarle per gesti d’affetto e d’amore.

Abbiamo accettato con l’uso delle mascherine di chiudere le nostre bocche e soffocare la nostra

voce.

Abbiamo accettato di sacrificare i più fragili, vittime silenziose dell’invisibile malattia mentale che ha riempito i letti degli ospedali psichiatrici.

Ma soprattutto abbiamo accettato di cedere sempre più libertà in nome della sicurezza.

Nulla di quello che è stato fatto è però valso a vincere la paura che prosciuga sempre più le nostre vite e che continua ad essere alimentata da una narrativa che fonda le sue basi su una conta giornaliera dei morti, fatta di numeri artefatti, poiché ingloba morti di ogni tipo di patologia.

Una narrativa unica e indiscutibile che bandisce ogni forma di opinione divergente e definisce

negazionista e complottista chi prova ad esprimere un dubbio, pone delle domande o ha un

pensiero differente. Come diceva Voltaire, “il dubbio è scomodo ma solo gli imbecilli non ne

hanno”.

La stessa comunità scientifica internazionale è divisa in due, ma mentre una parte ha voce e

risonanza a livello mediatico, l’altra è zittita con l’accusa di eresia.

Viene da chiedersi dove sia finita la democrazia, vanto del mondo occidentale, il cui principio è

quello di preservare, difendere e rispettare tutte le libertà, soprattutto quella di opinione.

Viene da chiedersi dove sia finita la medicina che è arrivata a dichiarare malato un individuo

asintomatico o peggio ancora ha avvallato la teoria secondo cui la mascherina chirurgica può

difendere da un virus le cui dimensioni sono dell’ordine di nanometri; come volersi difendere dalle zanzare con un’inferriata. Una medicina che ha proposto test che non hanno alcuna valenza

diagnostica, come dichiarato dallo stesso ideatore. Test la cui esecuzione di massa è stata

dichiarata inefficace dalla stessa OMS e dal nostro Governo federale, eppure continuano ad essere insistentemente proposti e imposti.

Una medicina che offre un prodotto ancora in fase di sperimentazione come la panacea di tutti i

mali. Prodotto che erroneamente chiama vaccino, i cui effetti collaterali a breve, medio e lungo

termine sono ancora sconosciuti così come lo sono i suoi benefici. I vaccinati devono comunque

continuare a osservare le restrizioni: mascherine, distanziamento, quarantene. Oltretutto è ancora in fase di studio se non siano proprio gli stessi vaccinati ad essere la fonte responsabile dei nuovi contagi.

Dopo un resoconto del nostro passato e presente, non possiamo esimerci dall’esprimere una

nostra opinione sul futuro e lo facciamo ricordando a tutti che l’essere umano ha, da sempre, un

corpo con un sistema immunitario che lo difende e protegge; ha una mente capace di ragionare e

una coscienza capace d’agire ma, soprattutto, l’essere umano ha un cuore, il cui amore lo porterà a perseguire una vita vera fatta di libertà, relazioni, unione e non un surrogato di sopravvivenza in cui la dignità lavorativa viene sostituita da un assegno di sussistenza, la libertà di movimento viene ceduta a un’applicazione di tracciamento e la libertà sanitaria scompare inglobata in un obbligo vaccinale a cadenza temporale.



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