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Bisogna fare chiarezza sulla campagna vaccinale per i bambini

Dal comunicato dal pediatra Dott. Eugenio Seravalle*, del 11.08.2021

* Laureato in Medicina e Chirurgia a Pisa - Specializzato in Pediatria Preventiva e Puericultura e Patologia Neonatale a Pavia.

"Oggi La Nazione di Pisa ha pubblicato un mio intervento. Ringrazio il giornale per l'ospitalità.

L’obiettivo iniziale della campagna di vaccinazione Covid-19 era di azzerare i decessi e ridurre i ricoveri. Le vaccinazioni sono iniziate su anziani e soggetti fragili con Pfizer/BioNTech e Moderna. I vaccini a vettore virale AstraZeneca sono stati somministrati per lo più ad adulti più giovani, per i quali il rischio di complicanze da Covid-19 era molto basso.

Poi però, soprattutto per l’emergere di casi di trombosi spesso fatali in soggetti relativamente giovani vaccinati con AstraZeneca, si è arrivati, tra ritardi e aggiustamenti, a un maggior utilizzo del vaccino Pfizer, il cui prezzo è stato aumentato.

Nonostante fossero noti i rischi legati ad AstraZeneca e la “raccomandazione” di AIFA per un suo uso sopra i 65 anni, da maggio sono stati organizzati Open Day con quel vaccino rivolti a giovani per accelerare i tempi. Gli Open Day sono stati percepiti come lasciapassare per un ritorno alla vita sociale; il CTS negava l’esistenza di ostacoli formali (il vaccino è registrato per l’uso dai 18 anni in poi) senza menzionare la precedente “raccomandazione” AIFA.

Poi si sono verificati eventi gravi e fatali in persone giovani vaccinate con AstraZeneca che hanno indotto nuove decisioni: il Ministero della Salute ha stabilito che ai giovani adulti venga offerto solo uno dei due vaccini a mRNA, mentre AstraZeneca o Janssen restano per gli anziani. Ciò fa intuire che sia diventato preferibile accelerare la vaccinazione dei più giovani per i quali i benefici sono decisamente bassi. La COVID-19 può avere un decorso grave e fatale tra anziani e soggetti con pluripatologie croniche, ma per chi è sotto ai 70 anni il tasso di sopravvivenza è del 99,95%; tra i bambini la mortalità è più bassa rispetto all'influenza stagionale. In Italia, nel 2020 la mortalità nella fascia 0-49 anni, rispetto al 2015-2019, si è ridotta dell’8,6% e del 13% in media nei primi mesi del 2021. I ragazzi, se positivi, presentano in genere manifestazioni lievi o sono asintomatici, con rischi di ricovero molto ridotti e minimi di morte, riguardanti di regola soggetti fragili. Identificare i bambini come “serbatoi” del virus è falso. La contagiosità degli adulti che si infettano dura in media 7 giorni dai sintomi, più 2 giorni prima dell’esordio. Una ricerca pubblicata da Lancet (Cevik M et al. Lancet Microbe, 2021) non ha trovato virus vivi e capaci di riprodursi dopo la 9° giornata. Se un bambino non si è infettato non è contagioso mai, né può essere un “serbatoio”. Se si è infettato, può contagiare (meno degli adulti: es. Tonshoff B et al. Jama Pediatrics 2021) per una settimana, e per le altre 51 settimane dell’anno è immune e non costituisce “serbatoio”.

Quali sono dunque gli obiettivi della campagna vaccinale? Bisogna fare chiarezza".

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